Cappuccetto Rosso a Manhattan

di Carmen Martín Gaite

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“La citta’ di New York - ci racconta Martín Gaite - è composta da diversi distretti” che sarebbero un po’ come da noi dei grandi quartieri: Queens, Bronx, Staten Island, Brooklyn e infine Manhattan, che sovrasta tutti gli altri.
Molti credono che Manhattan sia New York, perché della città è la zona più famosa e interessante, ma invece è solo una parte.”

Manhattan è un’isola e sopra ci stanno tantissimi grattacieli e un grande parco che si chiama Central Park perché è proprio nel centro.

La bellissima storia parla di una bambina di nome Sara Allen che un giorno partì da Brooklyn per portare alla nonna la torta di fragole che era la grande specialità di sua mamma.

A Manhattan non ci sono lupi cattivi, né fitti boschi in cui perdere la strada: semmai si fanno incontri straordinari con personaggi davvero speciali.

Insieme conosciamo un’anziana cantante, un tantino svampita, ma sempre affascinante, l’eccentrica Miss Lunatic che è un po’ come una fata, il ricchissimo Edgar Woolf proprietario della pasticceria Dolce Lupo e naturalmente Sara Allen che assomiglia a Cappuccetto Rosso.

Si scopre così che anche una grande città è il luogo ideale per fantasticare, per vivere una meravigliosa avventura in cui c’è tanto da conoscere: che a volte vale la pena di non dar retta ai grandi e di fuggire per inseguire i propri sogni e per poterli realizzare.


La scelta di rappresentare teatralmente questo romanzo contemporaneo (di grande successo in Spagna, tradotto in italiano da Michela Finassi Parolo, pubblicato dalle edizioni Tartaruga nel 1993 e da Mondadori nel 1999) è di Stefania Mannacio Colla che ha amato il libro dal primo giorno in cui ha cominciato a leggerlo.

La sua copia (Edizioni Tartaruga) è decisamente stropicciata, usurata e malconcia dalle tante volte che ha aperto quelle pagine.

Partiamo dal presupposto che i bambini non sono proprietà dei genitori e nemmeno della società: appartengono solo alla loro libertà futura e dunque - semmai - il compito dei genitori e della società è quello di stimolare una virtuale libertà perché questa diventi reale.

L’anelito della protagonista - una bambina di oggi, sensibile e intelligente - a vivere con entusiasmo la propria crescita e a sperimentare l’indipendenza e la generosità, è il pretesto per uno spettacolo ricco di messaggi importanti tradotti in forma di marionette colorate e moderne (quelle bellissime di Donatella Caprara Riva e di suggestive gigantografie di New York (da un lavoro fotografico-pittorico della stessa Caprara Riva).

La sceneggiatura - fedele al testo e ai suoi contenuti - è interpretata oltre che dalle marionette, anche da attori, tra cui vogliamo ricordare l’eccezionale Madame Bartholdy di Cosetta Colla e la commovente Sara Allen di Nadia Noto e ha come accompagnamento le grandi melodie del jazz e dello swing.

Vogliamo anche ricordare l'incontro tra Carmen Martín Gaite e la nostra compagnia promosso dall'Instituto Cervantes di Milano in occasione del debutto dello spettacolo (9 aprile 1999).

Una messa in scena decisamente raffinata in cui si alternano, con leggerezza non priva di significati, divertenti quadri marionettistici (la diva in limousine, i ballerini di boogie-woogie, la cantante nera) e momenti di intensa recitazione.